| Riduzione Emissioni CO2 - Lettera aperta ai ministri Bersani, Bonino e Pecoraro Scanio |
|
|
|
| Campagna CO2 Auto - Iniziative e Eventi | |
|
Roma 25 Febbraio 2008 Onorevoli Ministri, con questa lettera gli Amici della Terra, nel quadro dell’iniziativa intrapresa dalle principali associazioni ambientaliste rappresentate a Bruxelles (Green 10) intendono esprimere la propria grave preoccupazione sul disaccordo, verificatosi in seno alla Commissione Europea, circa la prossima comunicazione sulla riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture. A tale proposito, ribadiamo che è necessario:
Quanto sopra si basa sulle seguenti considerazioni. L’accordo volontario UE - costruttori di automobili sta fallendo. La stessa Commissione, in base ai dati 2004, riconosce che “la situazione non è soddisfacente”. I dati del 2005 indicano che i progressi conseguiti non superano l’1%, comparati a quelli del 2004. Le emissioni medie del parco auto venduto nel 2005 sono rimaste a 162 g/km (ACEA 160, JAMA 169, KAMA 172) 1., il che vuol dire che i costruttori dovrebbero conseguire miglioramenti del 4,3% per conseguire l’obiettivo dei 140 g/km al 2008/9, un segno evidente del fatto che l’accordo volontario è fallito. A tal proposito è bene ricordare che la stessa Commissione nel 1997 aveva fatto presente ai costruttori che il mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo dell’accordo volontario l’avrebbe costretta ad adottare misure legislative vincolanti. Se ora non legiferasse, la Commissione perderebbe di credibilità nel merito e, più in generale, nella sua capacita di sviluppare politiche ambientali. Non solo, infatti, verrebbe dimostrata senza appello l’inefficacia degli accordi volontari, ma tutti gli annunciati e ambiziosi obiettivi in materia di efficienza energetica e cambiamento climatico risulterebbero indeboliti dalla mancata risposta alla prima sfida che si è presentata. L’obiettivo di 120 g/km di CO2,, corrispondente a 4.5 litri ogni 100 km per i diesel e a 5 litri per le auto a benzina, è già stato per oltre un decennio l’obiettivo cui mirare per le nuove auto. La data per raggiungere l’obiettivo è tuttavia stata spostata nel tempo, anche perché si trattava di una delle azioni su cui intervenire per ridurre le emissioni di CO2 prodotte dai trasporti su strada. Se ora si consentisse di raggiungere tale obiettivo includendo nel calcolo delle emissioni anche elementi estranei alle caratteristiche tecniche delle auto, l’obiettivo ne sarebbe fatalmente indebolito, cosa improponibile visto che esso fu adottato ben 11 anni fa, quando la dipendenza dal petrolio era minore e il problema del cambiamento climatico meno sentito e compreso. Ad esempio, riteniamo che i biocarburanti siano anch’essi una risorsa scarsa e che non possano sostituirsi all’efficienza energetica delle auto. Vista l’importanza dell’efficienza dei veicoli tanto in tema di clima che di dipendenza dal petrolio e vista la mancanza, per ora, di strategie e obiettivi di gestione della domanda di trasporto la scorciatoia proposta con l’inclusione dei biocarburanti fra gli strumenti per raggiungere l’obiettivo dei 120 g/CO2 è falsa e inaccettabile. L’obiettivo dei 120 g/km è conveniente per la collettività. Le auto con elevate emissioni di CO2 corrispondono generalmente ad auto di notevole massa e potenza motoristica: si tratta pertanto di auto che -rispetto ai modelli a minori emissioni- comportano maggiori esternalità per la collettività, sotto forma di maggiori danni da cambiamenti climatici, maggior pressione sonora (rumore), maggior lesività in caso di incidente e maggior congestione (infatti, si tratta generalmente di veicoli che occupano maggior spazio in relazione ad una data capacità dell’infrastruttura stradale). I maggiori costi di un obiettivo vincolante sulla CO2 sarebbero pertanto più che controbilanciati in termini di benefici sociali non solo per i risparmi sui costi dei carburanti e sui costi di gestione dei veicoli, ma per la riduzione dei costi esterni dei trasporti (costi che ricadono sulla collettività sotto forma di danni non sostenuti dagli utenti a titolo di prevenzione o risarcimento di tali danni). L’obiettivo dei 120 g/km è realistico e praticabile. E’ infatti un obiettivo che riguarda l’intera gamma di veicoli venduti sul mercato europeo e che non costringe né i singoli modelli di auto a raggiungere i 120 g, né i singoli produttori a realizzare una media di 120 g sulla propria gamma. A nostro parere il modo più efficiente per raggiungere questo obiettivo è la creazione di un mercato dei permessi di emissione delle auto nuove limitato ai produttori automobilistici (da non confondere con l’attuale mercato comunitario delle emissioni, riguardante le emissioni dei processi industriali): i produttori potranno commercializzare fra di loro i permessi mancanti o aggiuntivi rispetto all’obiettivo dei 120 g, in maniera tale che quelli che offrono i modelli auto più efficienti potranno beneficiare di un ritorno economico dai propri investimenti in innovazioni a basse emissioni (riduzione dei pesi, veicoli ibridi, auto a idrogeno, etc.), mentre i produttori che offrono modelli ad alte emissioni potranno decidere se gli conviene investire in auto più efficienti o acquistare permessi dai produttori più efficienti. Trattandosi di un mercato chiuso e regolamentato (ad esempio, tramite penali molto salate), il prezzo dei permessi di emissione di CO2 di tipo approvato corrispondente all’obiettivo dei 120 g sarà sufficientemente elevato da innescare percorsi di innovazione e competizione ambientale e assicurare il conseguimento dell'obiettivo dei 120 g. L’obiettivo dei 120 g/km è equo. E’ giusto che i produttori paghino in relazione alla propria performance ambientale (chi inquina paga). I produttori meno efficienti (e gli acquirenti dei loro modelli) sosterranno un extracosto in relazione alla cattiva performance ambientale, mentre i produttori più efficienti godranno di un vantaggio competitivo proporzionato alla propria performance rispetto all’obiettivo comune. E’ invece equo solo in apparenza, cioè profondamente iniquo, un obiettivo di riduzione % uguale per tutti i produttori (ad esempio –30% per Fiat così come per la Hyunday), che si tradurrebbe in obiettivi assoluti molto ambiziosi per chi offre prodotti già efficienti e poco ambiziosi per chi non ha realizzato innovazioni di efficientamento dei propri modelli, nonostante un accordo volontario vigente da un decennio. L’obiettivo di riduzione % uguale per tutti propone un modello di giustizia sociale basato sulla prevaricazione, in quanto avvantaggia chi ha tratto slealmente un vantaggio competitivo sugli altri produttori. L’obiettivo dei 120 g/km non è solo vantaggioso dal punto di vista ambientale, ma anche per l’industria italiana. Infatti, da uno studio recentemente pubblicato dalla federazione T&E che fa il punto sullo stato di attuazione nel rispetto dell’accordo volontario, la Fiat risulta al primo posto per efficienza fra i costruttori automobilistici ed è anche l’unica casa a rispettare già a partire dal 2005 l’obiettivo europeo dei 140 g/km al 2008.
Per concludere, tanto il clima quanto l’industria automobilistica hanno bisogno di obiettivi a lungo termine chiari, ambiziosi e capaci di assicurare flessibilità ed una maggiore equità sociale. Mancano solo cinque anni al 2012 e c’è già bisogno di obiettivi coraggiosi per il 2016, il 2020 e anche oltre. Raddoppiare l’efficienza energetica delle auto nel prossimo decennio è possibile e si accorda perfettamente con una strategia mirata a ridurre del 30% entro il 2020 le emissioni nell’Unione Europea. Bisogna dunque che il Governo italiano si impegni all’interno dell’Unione affinché si adottino gli obiettivi e gli strumenti più favorevoli per accelerare l’innovazione tecnologica in questo settore chiave. Ciò è necessario tanto per il progresso dell’industria europea quanto per la salute del pianeta. RingraziandoLa per l’attenzione e chiedendoLe di fare quanto in Suo potere perché si vada nella direzione indicata, invio i migliori saluti. Roma, 24 gennaio 2007 La Presidente degli Amici della Terra Rosa Filippini
|
|
| « Articolo precedente |
|---|






