sabato 31 luglio 2010

Mailing List

Iscriviti alla Mailing list degli Amici della Terra






www.drivingthechange.eu

Riduzione Emissioni CO2 - Lettera aperta ai ministri Bersani, Bonino e Pecoraro Scanio PDF Stampa E-mail
Campagna CO2 Auto - Iniziative e Eventi

Roma 25 Febbraio 2008
In una lettera aperta inviata al Ministro Ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, al Ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino e al Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, gli Amici della Terra, nel quadro dell’iniziativa intrapresa dalle principali associazioni ambientaliste rappresentate a Bruxelles (Green 10),  chiedono che il governo italiano si impegni in sede europea per ottenere misure vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 e miglioramento dell’efficienza energetica delle nuove autovetture. 

Onorevoli Ministri,  con questa lettera gli Amici della Terra, nel quadro dell’iniziativa intrapresa dalle  principali associazioni ambientaliste rappresentate a Bruxelles (Green 10) intendono  esprimere la propria grave preoccupazione sul disaccordo, verificatosi in seno alla  Commissione Europea, circa la prossima comunicazione sulla riduzione delle emissioni di  CO2 delle autovetture.   

A tale proposito, ribadiamo che è necessario:

  • annunciare misure legislative vincolanti per il raggiungimento dell’obiettivo medio  di 120 g/km delle emissioni di CO2 di “tipo approvato”, formulato sin dal lontano  1997, da raggiungere entro il 2012, con la previsione di migliorarlo ancora entro il  2020
  • assicurare che tale obiettivo sia davvero raggiunto mediante il miglioramento  dell’efficienza energetica delle nuove autovetture. Riteniamo invece che l’aumento  dell’utilizzo dei biocombustibili non sia una soluzione primaria su cui puntare  all’interno di tale obiettivo, ma vada invece considerato a parte.

Quanto sopra si basa sulle seguenti considerazioni.   

L’accordo volontario UE  - costruttori di automobili sta fallendo. La stessa  Commissione, in base ai dati 2004, riconosce che “la situazione non è soddisfacente”. I  dati del 2005 indicano che i progressi conseguiti non superano l’1%, comparati a quelli  del 2004. Le emissioni medie del parco auto venduto nel 2005 sono rimaste a 162 g/km  (ACEA 160, JAMA 169, KAMA 172) 1., il che vuol dire che i costruttori dovrebbero  conseguire miglioramenti del 4,3% per conseguire l’obiettivo dei 140 g/km al 2008/9, un  segno evidente del fatto che l’accordo volontario è fallito. A tal proposito è bene ricordare  che la stessa Commissione nel 1997 aveva fatto presente ai costruttori che il mancato  raggiungimento dell’obiettivo minimo dell’accordo volontario l’avrebbe costretta ad  adottare misure legislative vincolanti. Se ora non legiferasse, la Commissione perderebbe  di credibilità nel merito e, più in generale, nella sua capacita di sviluppare politiche  ambientali. Non solo, infatti, verrebbe dimostrata senza appello l’inefficacia degli accordi  volontari, ma tutti gli annunciati e ambiziosi obiettivi in materia di efficienza energetica e  cambiamento climatico risulterebbero indeboliti dalla mancata risposta alla prima sfida  che si è presentata.

L’obiettivo di 120 g/km di CO2,, corrispondente a 4.5 litri ogni 100 km per i diesel e  a 5 litri per le auto a benzina, è già stato per oltre un decennio l’obiettivo cui mirare  per le nuove auto. La data per raggiungere l’obiettivo è tuttavia stata spostata nel tempo,  anche perché si trattava di una delle azioni su cui intervenire per ridurre le emissioni di  CO2 prodotte dai trasporti su strada. Se ora si consentisse di raggiungere tale obiettivo  includendo nel calcolo delle emissioni anche elementi estranei alle caratteristiche tecniche  delle auto, l’obiettivo ne sarebbe fatalmente indebolito, cosa improponibile visto che esso  fu adottato ben 11 anni fa, quando la dipendenza dal petrolio era minore e il problema del  cambiamento climatico meno sentito e compreso. Ad esempio, riteniamo che i  biocarburanti siano anch’essi una risorsa scarsa e che non possano sostituirsi all’efficienza  energetica delle auto. Vista l’importanza dell’efficienza dei veicoli tanto in tema di clima  che di dipendenza dal petrolio e vista la mancanza, per ora, di strategie e obiettivi di  gestione della domanda di trasporto la scorciatoia proposta con l’inclusione dei  biocarburanti fra gli strumenti per raggiungere l’obiettivo dei 120 g/CO2 è falsa e  inaccettabile.

L’obiettivo dei 120 g/km è conveniente per la collettività. Le auto con elevate  emissioni di CO2 corrispondono generalmente ad auto di notevole massa e potenza  motoristica: si tratta pertanto di auto che -rispetto ai modelli a minori emissioni-  comportano maggiori esternalità per la collettività, sotto forma di maggiori danni da  cambiamenti climatici, maggior pressione sonora (rumore), maggior lesività in caso di  incidente e maggior congestione (infatti, si tratta generalmente di veicoli che occupano  maggior spazio in relazione ad una data capacità dell’infrastruttura stradale). I maggiori  costi di un obiettivo vincolante sulla CO2 sarebbero pertanto più che controbilanciati in  termini di benefici sociali non solo per i risparmi sui costi dei carburanti e sui costi di  gestione dei veicoli, ma per la riduzione dei costi esterni dei trasporti (costi che ricadono  sulla collettività sotto forma di danni non sostenuti dagli utenti a titolo di prevenzione o  risarcimento di tali danni). 

L’obiettivo dei 120 g/km è realistico e praticabile. E’ infatti un obiettivo che  riguarda l’intera gamma di veicoli venduti sul mercato europeo e che non costringe né i  singoli modelli di auto a raggiungere i 120 g, né i singoli produttori a realizzare una media  di 120 g sulla propria gamma. A nostro parere il modo più efficiente per raggiungere  questo obiettivo è la creazione di un mercato dei permessi di emissione delle auto nuove  limitato ai produttori automobilistici (da non confondere con l’attuale mercato  comunitario delle emissioni, riguardante le emissioni dei processi industriali): i produttori  potranno commercializzare fra di loro i permessi mancanti o aggiuntivi rispetto  all’obiettivo dei 120 g, in maniera tale che quelli che offrono i modelli auto più efficienti  potranno beneficiare di un ritorno economico dai propri investimenti in innovazioni a  basse emissioni (riduzione dei pesi, veicoli ibridi, auto a idrogeno, etc.), mentre i  produttori che offrono modelli ad alte emissioni potranno decidere se gli conviene  investire in auto più efficienti o acquistare permessi dai produttori più efficienti.  Trattandosi di un mercato chiuso e regolamentato (ad esempio, tramite penali molto  salate), il prezzo dei permessi di emissione di CO2 di tipo approvato corrispondente  all’obiettivo dei 120 g sarà sufficientemente elevato da innescare percorsi di innovazione  e competizione ambientale e assicurare il conseguimento dell'obiettivo dei 120 g. 

L’obiettivo dei 120 g/km è equo. E’ giusto che i produttori paghino in relazione alla  propria performance ambientale (chi inquina paga). I produttori meno efficienti (e gli  acquirenti dei loro modelli) sosterranno un extracosto in relazione alla cattiva  performance ambientale, mentre i produttori più efficienti godranno di un vantaggio  competitivo proporzionato alla propria performance rispetto all’obiettivo comune. E’  invece equo solo in apparenza, cioè profondamente iniquo, un obiettivo di riduzione %  uguale per tutti i produttori (ad esempio –30% per Fiat così come per la Hyunday), che si  tradurrebbe in obiettivi assoluti molto ambiziosi per chi offre prodotti già efficienti e poco  ambiziosi per chi non ha realizzato innovazioni di efficientamento dei propri modelli,  nonostante un accordo volontario vigente da un decennio. L’obiettivo di riduzione %  uguale per tutti propone un modello di giustizia sociale basato sulla prevaricazione, in  quanto avvantaggia chi ha tratto slealmente un vantaggio competitivo sugli altri  produttori.

L’obiettivo dei 120 g/km non è solo vantaggioso dal punto di vista ambientale, ma  anche per l’industria italiana. Infatti, da uno studio recentemente pubblicato dalla  federazione T&E che fa il punto sullo stato di attuazione nel rispetto dell’accordo  volontario, la Fiat risulta al primo posto per efficienza fra i costruttori automobilistici ed è  anche l’unica casa a rispettare già a partire dal 2005 l’obiettivo europeo dei 140 g/km al  2008.   

 

Per concludere, tanto il clima quanto l’industria automobilistica hanno bisogno di obiettivi  a lungo termine chiari, ambiziosi e capaci di assicurare flessibilità ed una maggiore equità  sociale. Mancano solo cinque anni al 2012 e c’è già bisogno di obiettivi coraggiosi per il  2016, il 2020 e anche oltre. Raddoppiare l’efficienza energetica delle auto nel prossimo  decennio è possibile e si accorda perfettamente con una strategia mirata a ridurre del 30%  entro il 2020 le emissioni nell’Unione Europea.

Bisogna dunque che il Governo italiano si impegni all’interno dell’Unione affinché si  adottino gli obiettivi e gli strumenti più favorevoli per accelerare l’innovazione tecnologica in questo settore chiave. Ciò è necessario tanto per il progresso dell’industria  europea quanto per la salute del pianeta.    

RingraziandoLa per l’attenzione e chiedendoLe di fare quanto in Suo potere perché si  vada nella direzione indicata, invio i migliori saluti.   

Roma, 24 gennaio 2007   

La Presidente degli Amici della Terra    

Rosa Filippini   

 

 

 
« Articolo precedente
Home | Chi Siamo | Proposte | Studi | Stampa | Sostienici | Contatti | English
site map | credits | login