| Clima–UE: “Il ritorno al 20% di efficienza energetica fa tornare i conti per l'Europa". |
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Roma, 14 novembre 2008 – Le proposte legislative sull’efficienza energetica avanzate ieri dalla Commissione Europea (Second Strategic Energy Review - Securing our Energy Future) segnano finalmente il ritorno della politica comunitaria all’inclusione dell’obiettivo del 20% nella strategia europea su energia e clima. Le proposte rientrano all’interno di un pacchetto più ampio di misure volte a ridurre la dipendenza energetica dell’Unione Europea dall’estero e a conseguire gli obiettivi della strategia climatica dell’Unione in vista della Conferenza delle Parti di Copenhagen del 2009. Il nuovo piano di azione per la sicurezza e l’efficienza energetica, annunciato ieri dalla Commissione, propone un’intensificazione degli sforzi di efficienza in tre settori chiave: etichettatura energetica delle apparecchiature domestiche, prestazioni energetiche nell’edilizia e etichettatura energetica dei pneumatici. Queste misure, in aggiunta a quelle già vigenti, se pienamente attuate dagli Stati Membri, dovrebbero riallineare la politica di efficienza energetica alla strategia complessiva su energia e clima. Rosa Filippini, presidente di Amici della Terra, dichiara: “La Commissione europea ha finalmente ammesso il proprio ritardo nell’attuazione del mandato del Consiglio del 20-20-20. Era ormai evidente a tutti che il pacchetto di provvedimenti emanato a gennaio, orientato alla riduzione dei gas serra attraverso obiettivi di sviluppo percentuale riguardanti esclusivamente le fonti rinnovabili e i biocarburanti, senza alcuna nuova proposta per contenere la domanda energetica, avrebbe in realtà penalizzato il potenziale di miglioramento ambientale dell’Unione, mettendo nello stesso tempo a rischio la competitività europea. Come dimostrano i dati degli Amici della Terra ricavati dalle stesse fonti utilizzate dalla Commissione a gennaio, solo l’inclusione dell’obiettivo del 20% di efficienza nel pacchetto clima può consentire il recupero dei costi diretti del pacchetto energia attraverso le minori importazioni di combustibili fossili, evitando all’economia ingenti costi ambientali e una crescita dei costi dell’energia in Europa.
Ora si tratta di valutare se le nuove misure sono sufficienti e adeguate a far tornare i conti del pacchetto clima per l’Europa intera. E’ già possibile notare, però, che il nuovo Piano di azione non è completamente integrato nella ripartizione degli impegni del pacchetto su energia e clima (cosiddetto burden sharing). Questo non consente un’equa ripartizione degli impegni fra gli Stati, e non è coerente col principio “chi inquina paga”. Non si capisce infatti per quale ragione il pacchetto clima consenta una flessibilità interna per fonti rinnovabili e settori non-ETS, mentre l’obiettivo di efficienza debba essere uguale per tutti paesi, indipendentemente dal potenziale di miglioramento. Il nostro Governo può superare una pericolosa impasse solo appoggiando la piena attuazione del pacchetto e stringendo nuove alleanze con i paesi più efficienti per una revisione del burden sharing europeo nel dopo Copenhagen, comprensiva dell’obiettivo di efficienza.” scarica il comunicato e l'analisi dei dati (pdf)
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