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UE - Gli obiettivi di efficienza energetica rendono il pacchetto energia pił efficace per il clima PDF Stampa E-mail
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Roma 28 novembre 2008

I negoziati del pacchetto 20-20-20 non sono trasparenti e la posizione del Governo italiano, anche in base alle ultime dichiarazioni del Ministro Ronchi, è incomprensibile. Che senso ha, da una parte definire imprescindibile l’impegno di tutela ambientale e dichiarare di non voler rinegoziare il pacchetto, e dall’altra minacciare di porre il veto? Se l’intenzione è di interpretare, con le proposte dell’Italia, un’esigenza comune all’intera Europa, è essenziale che la posizione italiana non si presti ad equivoci e risulti efficace e convincente per il clima e per l’intera Europa.

Gli Amici della Terra ritengono che ci siano i presupposti per rafforzare la qualità ambientale dell’intero pacchetto comunitario lungo un percorso che vada anche meglio incontro agli interessi nazionali ed europei.

Con l’emanazione di un pacchetto di proposte integrative sull’efficienza energetica (Second Strategic Energy Review - Securing our Energy Future del 13 novembre 2008), la Commissione europea, ha implicitamente riconosciuto che il pacchetto attualmente in discussione presso il Consiglio e il Parlamento europeo, pur enunciando l’obiettivo del 20% dell’efficienza energetica, in realtà lo disattende, e che le misure attualmente vigenti “sono insufficienti rispetto a quanto necessario”. Infatti, secondo il modello Primes (*), il potenziale di miglioramento dell’efficienza del pacchetto proposto dalla Commissione a gennaio 2008 è del 10% al 2020 in assenza di ricorso al CDM (**) e del 6,4% con ricorso al CDM (cfr. fig. 1), con relative conseguenze in termini di maggiori importazioni di combustibili fossili dall’estero.

Questa omissione è molto grave e, incredibilmente, non è al centro dei negoziati e del dibattito. Infatti se il pacchetto si proponesse di conseguire realmente l’obiettivo di efficienza del 20% al 2020, la riduzione delle importazioni di energia rispetto ai livelli del 2005 (cfr. fig. 2) sarebbe tale da portare ad un saldo costi benefici positivo (vedi nota e cfr. fig. 3).

Se il nostro paese, fortemente dipendente dall’estero e senza nucleare, risulta fra i leader globali per efficienza energetica e intensità carbonica, quella dell’efficienza è la miglior tecnologia che un paese come il nostro, dovrebbe valorizzare non solo nel contesto europeo, ma anche nel contesto globale.

L’associazione Amici della Terra auspica che il governo riconosca questa opportunità di dar voce all’Europa, migliorando ove possibile il pacchetto attualmente in discussione secondo criteri di efficienza ambientale e approvandolo contestualmente ad un calendario europeo per un’effettiva integrazione dell’obiettivo dell’efficienza nella strategia europea.

(*) Modello utilizzato dalla Commissione Europea per valutare gli impatti del pacchetto proposto il 23 gennaio 2008
(**) Meccanismo di Sviluppo Pulito, che consente ai Paesi industrializzati di computare come riduzioni delle emissioni i crediti di emissione ottenuti da progetti di cooperazione nei paesi in via di sviluppo

Nota
Rispetto all’attuale formulazione del pacchetto, l’integrazione dell’obiettivo di efficienza consentirebbe, infatti, di mitigare le ripercussioni nei settori ETS (***) attraverso un minor ricorso alle importazioni e minor prezzo dei permessi e, nei settori non-ETS, attraverso minori oneri dell’energia da combustibili fossili. Anche lo sviluppo delle fonti rinnovabili ne beneficerebbe, mitigando l’esigenza di ricorso ai biocarburanti di prima generazione, migliorando la fattibilità dell’obiettivo e riducendo i maggiori oneri indotti sul sistema.
Non solo: nel burden sharing comunitario deciso dalla Commissione nel gennaio 2008 l’Italia risulta penalizzata rispetto ai partner europei, per il fatto che l’esclusione dell’obiettivo del 20% di efficienza energetica non ha dato luogo a ripartizione differenziata degli impegni fra gli Stati in maniera tale da tener conto del diverso potenziale di miglioramento interno all’Unione. Segnali chiari in questo senso vengono non solo dal fatto che la riduzione complessiva delle emissioni richiesta all’Italia, nonostante il suo buon posizionamento in termini di intensità carbonica e CO2eq.procapite, sarà superiore rispetto alla media comunitaria (- 16% contro -14% UE27, cfr. fig. 4), ma anche dai maggiori costi diretti dell’Italia rispetto alla media europea (+47% dei costi/PIL, cfr. fig. 5), dall’assegnazione di un obiettivo di riduzione nei settori non–ETS superiore alla media comunitaria (-13% contro il -10% UE, cfr. fig. 6) e da un eccessivo ricorso al CDM per contenere i maggiori costi delle misure domestiche altrimenti necessarie per rispettare gli obiettivi assegnati (fatta 100% la riduzione necessaria delle emissioni nel 2020 rispetto al 2005, il ricorso ai crediti CDM è stimato all’86% per l’Italia, contro il 35% UE, cfr. fig. 7; infatti l’Italia contribuirebbe per il 26% del fabbisogno europeo di CDM).

(***) Lo schema comunitario per il commercio delle quote di emissione, che si applica ai grandi impianti del settore termoelettrico, siderurgico, carta, cemento e altri settori industriali.
 

Figure

Fig. 1 - Fonte: Elaborazione Amici della Terra in base a Primes (Capros e Mantzos, June 2008)
Nota: Come da pacchetto CE del 13 novembre 2008 (Second Strategic Energy Review), si è assunto che l’obiettivo di efficienza energetica dell’UE si applichi sui consumi totali di energia previsti rispetto al tendenziale 2020

 

 


Fig. 2 -  Fonte: Elaborazione Amici della Terra in base a Primes (Capros e Mantzos, 2008)
Nota: Come da pacchetto CE del 13 novembre 2008 (Second Strategic Energy Review), si è assunto che l’obiettivo di efficienza energetica dell’UE si applichi sui consumi totali di energia previsti rispetto al tendenziale 2020

 

 

 

Fig. 3 - Fonte: Elaborazione Amici della Terra in base Valutazione d’Impatto Commissione del 23/1/2008 (tab IIIa-valore delle minori importazioni rispetto al tendenziale) e Primes (Capros e Mantzos, june 2008).
 

 Nota: nello scenario con efficienza energetica al 20% i costi diretti non sono stati stimati (si è assunta parità di costi diretti rispetto al miglior scenario della Commissione)

 

Fig. 4 - Fonte: stima di OKO-Institut (2008) in base a dati Commissione
Nota: In attesa della definizione del nuovo meccanismo ETS,la stima assume che l’obiettivo di riduzione del 21% nei settori ETS sia uguale per tutti gli Stati Membri


Fig. 5 - Fonte: Risultati dell’opzione 5 (NSAT with RES trading and with CDM) della tabella II del Commission staff document, Impact Assessment of the Energy Package, 23 Jan 2008

 

Fig. 6 - Fonte: Proposta di Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 gennaio 2008,COM (2008) 17 def

 

 

Fig. 7 - Fonte: Elaborazione Amici della Terra in base a tab.17 Primes (Capros e Mantzos, june 2008)

Nota: I valori % negativi corrispondono ai Paesi che nello scenario NSAT senza CDM di Primes possono aumentare le loro emissioni rispetto al 2005 (Romania, Lettonia e Slovacchia). Nel caso della Polonia si riscontra un valore % positivo maggiore del 100% in quanto nello scenario NSAT con CDM può aumentare le proprie emissioni domestiche  rispetto al 2005 a patto di compensare col CDM le emissioni mancanti rispetto all’obiettivo di riduzione assegnato rispetto al 2005. Per soddisfare gli obiettivi assegnati all’Italia dal pacchetto energia (riduzione nel 2020 rispetto al 2005 di 80milioni di tonnellate CO2 eq.), nel 2020 l’Italia potrebbe ridurre internamente le emissioni rispetto al 2005 per 12 milioni di tonn. e acquistare crediti CDM per 69 Milioni di tonn. CO2 eq. (86,3% della riduzione necessaria).

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