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Roma Maggio 2009 di Domenico Coiante, Amici della Terra Italia Partendo dal bilancio energetico italiano, si esamina il contributo attuale delle fonti rinnovabili nel quadro di riferimento della direttiva dell’UE del 2008 (Pacchetto 20-20-20) emanata per contrastare la crisi climatica. Viene poi analizzata ciascuna tecnologia di produzione in modo da avere un’indicazione circa la producibilità specifica d’energia delle diverse fonti. Dall’incrocio di questi dati con la disponibilità territoriale si ottengono i vari potenziali energetici accessibili, cui viene applicato il vaglio delle limitazioni tecniche e/o economiche in modo da stimare il valore del potenziale energetico effettivamente praticabile per ciascuna fonte. Il risultato ottenuto fa emergere le problematiche tecniche che limitano oggi l’applicazione delle fonti rinnovabili ed individua le linee di ricerca e sviluppo per ampliare il loro uso su larga scala. Il punto della situazione attuale degli impianti chiude infine l’argomento.
1 - Introduzione E’ opinione diffusa che le fonti rinnovabili possano costituire la soluzione del problema ambientale. In particolare si ammette che le tecnologie di produzione d’energia elettrica intermittente, come quella eolica, fotovoltaica e solare termoelettrica, possano sostituire una parte significativa dell’elettricità, che oggi viene prodotta dalla combustione degli idrocarburi fossili. Questa grande fiducia è alimentata dal fatto indiscutibile che il potenziale energetico solare è di gran lunga sovrabbondante rispetto alle esigenze energetiche presenti e future dell’umanità. Sulla base di questa convinzione, l’UE ha emanato una direttiva, nota come “Pacchetto 20-20-20”, che fissa gli obiettivi al 2020 per la politica climatica ed energetica europea: riduzione del 20% delle emissioni di CO2 rispetto al valore del 1990, produzione del 20% della domanda d’energia da fonti rinnovabili e riduzione del 20% dei consumi energetici mediante il miglioramento dell’efficienza nell’uso. Un’analisi accurata della capacità energetica delle varie rinnovabili per l’Italia conduce al fatto che tra esse il solare fotovoltaico possiede il maggiore potenziale accessibile. Ad esempio, come si vedrà più avanti, l’utilizzo dei 22000 km2 delle aree marginali e delle coperture industriali, come siti per gli impianti fotovoltaici, potrebbe portare a produrre una quantità d’energia primaria pari a circa 144 Mtep. Quindi, in linea di principio sembra possibile dare un seguito positivo alla direttiva europea, almeno per ciò che concerne la produzione d’energia rinnovabile. Il potenziale energetico accessibile risulta senza dubbio ridondante rispetto agli obiettivi. Occorre tuttavia chiedersi se tale grande potenziale sia effettivamente praticabile con le attuali tecnologie di sfruttamento, o se non esistano alcuni limiti alla applicazione su larga scala degli impianti di produzione. Gli svantaggi propri dell’energia solare hanno costituito spesso argomento di critica allo sviluppo della tecnologia. Il concetto negativo dell’intermittenza casuale della produzione di potenza è stato sintetizzato mirabilmente nel 1993 dal Prof. Mario Silvestri del Politecnico di Milano (quotidiano “Il Giornale” del 16 gennaio) in questi termini: ”L’energia solare la si ha quando vuole lei e non quando la vogliamo noi, il che ne svaluta enormemente il valore intrinseco, perché costringe ad un onerosissimo sistema d’accumulo.” Questa ed altre critiche di carattere concettuale sono qui riprese, sottoponendole ad un’analisi dettagliata, fonte per fonte, nel tentativo di identificare chiaramente i limiti e di quantificarne gli effetti in relazione agli obiettivi posti dall’UE. La risposta individua chiaramente alcuni ostacoli, il cui superamento è condizione necessaria per non rendere vane nei fatti le grandi attese poste sulle fonti rinnovabili per la soluzione delle problematiche ambientali. Scarica il rapporto (pdf) |