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Appello degli Amici della Terra a Governo e Parlamento sull'Efficienza Energetica PDF Stampa E-mail
Convegno EE - Convegno EE Rassegna Stampa
Roma 11 Marzo 2010 
Di seguito l'APPELLO lanciato dall'associazione Amici della Terra per un rilancio delle politiche di EFFICIENZA e RISPARMIO ENERGETICO nell'ambito delle politiche su energia, clima e fonti rinnovabili.

Premesso che

  • la Conferenza delle Parti UNFCCC, tenutasi a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre 2009, si è conclusa con un accordo politico di massima fra i paesi sviluppati e le principali economie emergenti che dovrà essere tradotto -nel prosieguo del negoziato UNFCCC- in un accordo formale ed organico per la mitigazione dei cambiamenti climatici, possibilmente coerente con l'obiettivo di limitare gli aumenti della temperatura globale a meno di 2°C di sopra dei livelli preindustriali, considerato dalla maggioranza degli studiosi la soglia per evitare mutamenti ambientali significativi e impatti socio-economici di grandi dimensioni;
  • il prolungamento dei tempi di aggregazione del consenso internazionale e la fase di crisi economica globale in cui ci troviamo porteranno inevitabilmente ad intensificare la riflessione sulle modalità più tempestive, efficaci, convenienti ed eque per la riduzione dei gas ad effetto serra e, quindi, ad accrescere la consapevolezza della priorità e non-dilazionabilità  delle politiche di efficienza energetica rispetto alle altre grandi famiglie d’intervento per la riduzione della CO2 (cattura e sequestro del carbonio, fonti rinnovabili, energia elettrica da nucleare), in vario modo tecnologicamente più immature, più onerose e non prive di rischi di vario genere;
  • dopo la Conferenza,  l'Unione europea ha ufficialmente confermato la propria strategia climatica, consistente di  un obiettivo minimo di riduzione di gas serra del 20% entro il 2020, rispetto al quale è già stata varata la legislazione comunitaria attuativa (cosiddetto “pacchetto energia e clima”),  e di un obiettivo massimo di  riduzione delle emissioni di gas serra del 30% al 2020 rispetto ai livelli del ’90, a patto che anche gli altri Paesi sviluppati sottoscrivano un obiettivo comparabile, e che le Economie in rapido sviluppo (come Cina e India) contribuiscano adeguatamente in relazione alle loro responsabilità e capacità;
  • il Consiglio Europeo dell’8‐9 marzo 2007 aveva già definito le modalità di attuazione dell’obiettivo unilaterale di riduzione delle emissioni del 20% stabilendo tre obiettivi energetici di carattere settoriale o trasversale, che vanno a integrare e supportare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra:
  1. un obiettivo vincolante del 20% delle energie rinnovabili sui consumi energetici dell’Unione al 2020;
  2. obiettivo vincolante di almeno il 10% di biocarburanti sui consumi di benzina e gasolio per autotrazione al 2020, a patto che la loro produzione sia sostenibile e che i biocarburanti di seconda generazione diventino commercialmente disponibili;
  3. obiettivo di aumento dell’efficienza energetica nell’UE in maniera tale da ottenere un risparmio del 20% dei consumi energetici rispetto alle proiezioni al 2020
  • -il pacchetto di provvedimenti corrispondenti alla riduzione “unilaterale” delle emissioni del 20% al 2020 rispetto al 1990, noto come “Pacchetto Energia e Clima” (GUCE del 5/6/2009), ha dato attuazione agli obiettivi riguardanti le rinnovabili, mentre non ha dato attuazione all’ obiettivo di efficienza energetica, riducendolo dal rango degli obiettivi quantitativi a quello di una delle varie politiche d’intervento per l’ottenimento degli (altri) obiettivi: ciò sminuisce le ambizioni di competitività e di praticabilità effettiva dell’intera strategia europea, oltre a rendere più difficoltoso e oneroso il raggiungimento degli  obiettivi nazionali per le fonti rinnovabili (essendo questi espressi in relazione ai consumi finali lordi di energia al 2020);
  • -queste carenze della strategia europea sono accentuate dall’attuale fase di crisi economica, che rende prioritaria la questione degli oneri di incentivazione delle soluzioni innovative per la riduzione dei gas serra e la praticabilità immediata di misure orientate a superare la crisi, come gli investimenti di efficienza energetica nei vari settori di produzione e consumo dell’energia;
  • come evidenziato nei dati ufficiali della Valutazione d’impatto della commissione e da successivi studi, i costi di implementazione del pacchetto energia e clima comportano oneri per l’Italia superiori del 40% rispetto alla media europea e superiori anche a molti altri Stati Membri con PIL pro capite superiore all’Italia, e questo risultato è dovuto soprattutto alla mancata attuazione e integrazione dell’obiettivo di efficienza energetica nel pacchetto comunitario; 
  • dopo la conferenza di Copenhagen, il processo attuativo delle politiche comunitarie sul clima al 2020 dovrà  avere una seconda fase di definizione, anche indipendentemente dall’eventuale revisione al rialzo dell’obiettivo europeo di riduzione dei gas serra, una fase in cui l’introduzione di un obiettivo vincolante di risparmio energetico in Europa  e delle relative misure di miglioramento dell’efficienza nei vari settori, potrà consentire un miglioramento della strategia europea
  • come emerso anche nel convegno del 5 novembre “Efficienza energetica: più efficace per il clima, meno costosa per l’Europa, più equa per l’Italia, più intelligente per tutti”, molte voci, industriali e non,  concordano nel fare dell’efficienza energetica una scelta prioritaria finalmente condivisa, con cui l’Italia potrebbe affermare una propria leadership politica e tecnologica e per dare un contributo alla soluzione della crisi globale
  • l’indagine sul posizionamento dell’Italia negli indicatori su energia e clima, realizzata dall’associazione Amici della Terra e  presentata al medesimo convegno, evidenzia che il nostro paese, nonostante il ritardo nel rispetto degli obiettivi della politica climatica europea, presenta alcuni primati e posizioni relativamente positive nel campo dell’efficienza energetica (in generale, nell’intensità dei consumi finali rispetto al PIL a ppa; a livello settoriale nei rendimenti delle centrali termoelettriche), che spesso il paese non conosce e, dunque, non valorizza in termini politici e di sistema;
  • che la medesima indagine evidenzia la notevole convenienza economica delle misure di efficienza energetica rispetto alle altre opzioni di riduzione delle emissioni di CO2 (come le fonti rinnovabili, la cattura e il sequestro del carbonio, l’elettricità da nucleare, etc.). Ciò ha una diretta rilevanza non solo per la praticabilità delle misure di riduzione della CO2, ma anche per contenere gli oneri derivanti dai sistemi di incentivazione. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha recentemente stimato che mentre il meccanismo di promozione del risparmio energetico basato sui Titoli di efficienza energetica (cosiddetti “certificati bianchi”) comporta risparmi economici in bolletta superiori al miliardo di euro l’anno, gli strumenti di incentivazione delle fonti rinnovabili determinano oneri per gli utenti valutati -nel solo settore della produzione di energia elettrica- pari a circa 2,5 miliardi di euro nel 2009, con una crescita prevista fino a 6,5 miliardi nel 2020.  E’ evidente che l’attuale sistema di incentivazione delle misure di riduzione della CO2 presenta forti squilibri, che vanno armonizzati stimolando in misura maggiore l’efficienza energetica e la produzione di calore da fonti rinnovabili. Infatti, un confronto di convenienza economica a parità di CO2 evitata evidenzia che, mentre i certificati bianchi per il risparmio energetico comportano un beneficio netto per la collettività di 223 euro/t CO2 evitata (benefici annui al netto dei costi d’investimento e degli oneri di incentivazione), i certificati verdi utilizzati per i grandi impianti di generazione alimentati con fonti rinnovabili comportano un onere stimabile sulla componente energia della bolletta di 181 euro/t CO2 e il conto energia per il fotovoltaico aumenta l’onere a 735 euro/t CO2 (ricadente in bolletta attraverso la componente A3);
  • le valutazioni del potenziale di risparmio energetico effettuate da Confindustria e dall’ENEA, oltre che nell’ambito del Piano nazionale di efficienza energetica (luglio 2007) evidenziano  un cospicuo potenziale derivante da interventi di efficienza energetica economicamente convenienti (cioè con costi ampiamente ripagati dai ritorni in termini di risparmio energetico), che supera i 20 Mtep in termini di energia finale e i 30 Mtep in termini di energia primaria, distribuito in tutti i settori di trasformazione e di uso finale dell’energia;
  • nella maggior parte dei casi, il potenziale di miglioramento dell’efficienza energetica richiede tecnologie già oggi disponibili e offerte dalla nostra industria. Ciò dimostra che le misure di miglioramento dell’efficienza energetica sono immediatamente praticabili  e offrono  grandi opportunità d’investimento, occupazione e sviluppo: sono quindi misure  imprescindibili per accelerare il superamento della crisi economica;
  • in particolare, la recente valutazione dell’ENEA dei costi di abbattimento delle emissioni in Italia al 2020 evidenzia infatti che le uniche opzioni tecnologiche con benefici sociali netti o con costi minimi sono quelle riconducibili al miglioramento dell’efficienza energetica nell’industria, nel terziario, nel trasporto, nell’edilizia residenziale e nella produzione e trasmissione di elettricità, per un potenziale complessivo di riduzione delle emissioni di circa 60 Mt CO2 nel 2020 rispetto ad uno scenario tendenziale, e consentirebbe da solo  il rispetto del nuovo impegno dell’Italia di riduzione delle emissioni di gas serra al 2020 (Italia -16,3% rispetto al 2005, equivalente al -4% rispetto al 1990). L’apporto dell’efficienza energetica, quindi, è prioritario e non dilazionabile rispetto alle altre opzioni d’intervento per la riduzione dei gas serra;
  • sempre in base alla valutazione dell’ENEA del potenziale di risparmio energetico al 2020 nel solo settore dell’elettricità, si potrebbero evitare 73 TWh di energia elettrica, cioè il 21,6% dei consumi finali lordi del 2008 (337,6 TWh). Questo enorme potenziale di risparmio energetico al 2020 corrisponde alla produzione elettrica di circa 8 grandi centrali nucleari, ammesso che esse siano realizzabili entro il 2020. Il potenziale di risparmio realizzabile a breve termine, con le misure vigenti, ammonta a 19 TWh (potenziale al 2012 col sistema dei certificati bianchi): le misure di efficienza energetica sono quindi immediatamente praticabili, consentono di prender tempo là dove le innovazioni radicali non siano ancora mature in termini di prestazioni e di costi. L’efficienza energetica consente di operare scelte strategiche, quali che esse siano, in modo più consapevole e calibrato alle esigenze effettive del nostro paese;
  • nonostante le prerogative e opportunità del’Italia nell’efficienza energetica, continua a mancare in Italia una seria a convinta politica di miglioramento dell’efficienza energetica:
  • il primo Piano nazionale di efficienza energetica, notificato dal Ministro Bersani alla CE  il 1 agosto 2007 e che prevede un obiettivo di risparmio energetico dell’Italia del 9,6% al 2016, è rimasto lettera morta. Fra l’altro tale piano non risulta pubblicato in GU né approvato mediante Decreto o altro provvedimento a firma del Ministro, ed è disponibile pubblicamente solo sul sito della commissione europea, in italiano e in inglese, mentre non vi è traccia sul sito del MSE.
  • il decreto legislativo 115/2008, di recepimento in Italia della direttiva quadro sull’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici”, varato il 30 maggio 2008, è rimasto sostanzialmente privo di attuazione. Infatti, devono ancora essere emanati i decreti del  Ministero dello Sviluppo Economico riguardanti:
a)    il raccordo degli obblighi vigenti di risparmio energetico (meccanismo dei certificati bianchi), sinora previsti solo fino al 2012 e con riferimento ad un insieme più limitato di soggetti, con gli obiettivi indicativi al 2016 di risparmio energetico del dlgs 115/2008, previsti dal Piano nazionale del 2007. Tale decreto dovrebbe estendere gli obblighi di risparmio energetico dai distributori di energia (di elettricità, gas e combustibili  per riscaldamento) alle società di vendita di energia al dettaglio (di tutte le forme di energia, ivi inclusi i carburanti per autotrazione, rimanendo esclusi invece i carburanti aerei e marini). Inoltre, esso dovrebbe ampliare la gamma degli interventi ammissibili di efficienza energetica e dei soggetti ai quali possono essere rilasciati i certificati bianchi.
b)    il burden sharing regionale degli obiettivi di risparmio energetico definiti dal Piano nazionale (fino all’anno 2016) e i successivi aggiornamenti degli obiettivi di risparmio energetico proposti dall’UE.  La mancanza di tale decreto, che si accompagna alla mancanza del decreto “similare” di burden sharing regionale dell’obiettivo di diffusione delle energie rinnovabili al 2020, impedisce di avviare l’attuazione dei provvedimenti comunitari su gas serra e rinnovabili con modalità attente alla minimizzazione degli oneri per i consumatori e alla competitività economica;
c)    l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’Efficienza Energetica, impedendo di fatto la piena operatività dell’ENEA e degli enti operanti in questo ambito (ad esempio, non è mai stato realizzato il rapporto di monitoraggio periodico dello stato di attuazione delle politiche di efficienza energetica, richiesto dalla direttiva 2006/32/CE) e ostacolando la diffusione di una cultura tecnica dell’efficienza energetica;
  • la recente legge sviluppo (legge 99/2009 art 27 comma 10) è intervenuta per sconfessare il  Piano nazionale di efficienza energetica del 2007, stabilendo che il Ministro dello sviluppo Economico vari un Piano straordinario per l’efficienza e il risparmio energetico entro la fine del 2009 (e lo trasmetta alla Commissione Europea), ma nemmeno questo piano straordinario è stato ad oggi approvato;
  • il Governo è appena intervenuto con una revisione del dlgs 155/2008, che ha apportato modifiche minori e puntuali, senza alcuna preoccupazione relativamente alle pendenze comunitarie dell’Italia al 2016 e 2020, come sopra evidenziate;
  • di fatto, il recepimento da parte dell’Italia della direttiva 2006/32/CE è del tutto parziale e fuori tempo massimo (scadenza 17 maggio 2008), con relativi rischi di messa in mora dell’Italia da parte della Commissione.

Con il presente appello si chiede al Governo:

Nella prosecuzione del negoziato sul clima, a farsi promotore di iniziative che valorizzino il potenziale di miglioramento dell’efficienza energetica a livello internazionale:
  • nel burden sharing degli impegni quantitativi di riduzione delle emissioni fra i paesi industrializzati (proposta europea del -30% rispetto al 1990);
  • nel funzionamento dei meccanismi di flessibilità (estensione del commercio dei permessi di emissione almeno a tutti i paesi industrializzati, uso di benchmark settoriali di efficienza energetica; revisione e rafforzamento del meccanismo di sviluppo pulito CDM e ampliamento del suo ambito di applicazione alle misure di efficienza energetica);
  • negli strumenti di cooperazione e coinvolgimento degli Stati con economie emergenti nel controllo delle emissioni di gas serra;
  • nel sostegno dei paesi in via di sviluppo;

in sede di Consiglio Europeo:

  • a farsi promotore di un obiettivo vincolante di risparmio energetico al 2020 in tutta Europa, al fine di  migliorare l’efficienza e l’efficacia della strategia climatica europea;
  • a richiedere un burden sharing differenziato fra gli Stati Membri dell’obiettivo comunitario di risparmio energetico, da integrare con gli obietti nazionali di riduzione dei  gas serra nei settori non ETS e con quelli riguardanti lo sviluppo delle rinnovabili
  • a stimolare una revisione della direttiva vigente sugli usi finali dell’energia (2006/32/CE) in maniera tale da fornire agli Stati membri la necessaria cornice legislativa per le politiche settoriali di efficienza energetica (obiettivi intermedi, metodologie di contabilità, strumenti di attuazione e incentivazione di tipo “trasversale”);
  • promuovere in ambito comunitario lo strumento nazionale di incentivazione delle misure di risparmio energetico dei certificati bianchi come best practice  di schema di incentivazione, pienamente compatibile con gli obiettivi di competitività economica, sicurezza energetica e sostenibilità ambientale della strategia climatica europea;
  • a stimolare proposte di rafforzamento della legislazione comunitaria sull’efficienza energetica nei singoli settori esclusi dall’ETS (settori non-ETS), come i trasporti, l’edilizia, i piccoli impianti industriali  e l’agricoltura.

Nelle politiche interne:

  • a realizzare  una politica convinta di miglioramento dell’efficienza energetica finalizzata ad obiettivi di risparmio energetico
  • a modificare entro la fine del 2010 il dlgs 155/2008, apportando gli emendamenti necessari per l’attuazione della normativa comunitaria vigente e per la piena integrazione della legislazione nazionale riguardante l’efficienza e il risparmio energetico negli usi finali con i nuovi Obiettivi comunitari al 2020 e con i Piani e gli Strumenti di incentivazione vigenti negli altri due settori d’intervento dei gas serra e delle rinnovabili;
  • ad aggiornare quello lo strumento operativo del Piano nazionale di efficienza energetica del 2007, riferendolo alla scadenza del 2020 e prevedendo obiettivi  coerenti con gli impegni di riduzione dei gas serra che saranno assunti dall’Europa dopo Copenhagen e con quelli contenuti nella nuova direttiva sulle fonti rinnovabili;
  • in occasione del prossimo DPEF e legge finanziaria 2011, ad impegnarsi nell’individuazione e stanziamento delle risorse economiche necessarie per l’attuazione del Dlgs  (di revisione del 115/2008) e del Piano nazionale, anche attraverso un riequilibrio degli strumenti di incentivazione di altre modalità di riduzione della CO2, partendo da una rimodulazione degli incentivi offerti nel settore delle rinnovabili per la generazione di elettricità, tenendo conto degli extracosti attesi delle varie tecnologie e dei costi esterni evitati rispetto alle tecnologie basate su combustibili fossili; 
  • a curare il monitoraggio del Piano di efficienza energetica, attraverso il miglioramento del sistema statistico e della contabilità nazionale e una  sua valutazione periodica e sistematica
  • a promuovere la responsabilizzazione delle regioni, mediante la fissazione di obiettivi regionali e di strumenti nazionali di incentivazione a supporto della loro realizzazione
  • a raccordare gli obiettivi di risparmio energetico del meccanismo nazionale dei certificati bianchi, che attualmente prevede obiettivi fino al 2012, con gli obiettivi al 2016 della direttiva 2006/32/CE, recepita col Dlgs 155/2008, e con il nuovo obiettivo indicativo espresso dal Consiglio Europeo nel marzo 2007, del 20% entro il 2020 di risparmio energetico rispetto al tendenziale al medesimo anno,
  • ad armonizzare gli strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica (certificati bianchi, detrazioni fiscali, fondi rotativi, etc.) rispetto agli strumenti di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di migliorare l’efficienza economica complessiva degli strumenti di incentivazione degli impianti di riduzione delle emissioni di CO2 e delle altre esternalità ambientali;
  • a promuovere la diffusione e il rafforzamento delle imprese che offrono servizi di efficienza energetica (ESCO), supportandole in particolare nell’offerta di pacchetti completi d’intervento (progettazione, finanziamento e gestione degli interventi di efficienza energetica) concepiti per  superare le barriere conoscitive, finanziarie e manageriali  che si frappongono al varo di iniziative di miglioramento dell’efficienza energetica economicamente convenienti
  • ad elaborare un piano di ricerca e sviluppo in materia di efficienza energetica, con il coinvolgimento di tutti i settori interessati,  e di stanziare adeguate risorse per la sua implementazione, in maniera tale da supportare la nascita e lo sviluppo di imprese nazionali che offrono tecnologie, prodotti e sistemi ad elevata efficienza.
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