Mercoledì 19 Giugno 2013

Seconda Conferenza Nazionale sull'efficienza energetica


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Occorre una regia sui meccanismi di incentivazione per rinnovabili ed efficienza energetica PDF Stampa E-mail
Convegno EE - Convegno EE Rassegna Stampa
Roma 13 Ottobre 2010  
Intervenendo al Convegno di apertura di Enermanagement 2010, gli Amici della Terra rendono note alcune anticipazioni sui risultati dell’indagine sullo stato e prospettive delle politiche di efficienza energetica, che sarà presentata alla Seconda Conferenza Nazionale sull'Efficienza Energetica “Integrare l’efficienza con le rinnovabili” , organizzata dall'associazione ambientalista il 19 Ottobre 2010 a Roma.


Andrea Molocchi, resp. Studi dell’associazione, dichiara: “Le nostre analisi, che riprendono quelle effettuate dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e, più recentemente, da Confindustria, evidenziano la necessità di una riforma generale dei meccanismi di incentivazione per l’efficienza energetica e per le rinnovabili. Ci troviamo oggi in una situazione paradossale, per cui  mentre lo Stato fatica a trovare le risorse necessarie per l’essenziale meccanismo delle detrazioni fiscali del 55% per i piccoli interventi di risparmio energetico nell’edilizia, gli strumenti di incentivazione delle rinnovabili elettriche, i cui benefici di risparmio energetico sono fruiti dalla collettività e non dai consumatori, gravano con pesanti oneri sui consumatori invece che sullo Stato, riducendo la competitività del sistema. C’è anche un altro paradosso: mentre gli elevati incentivi per le rinnovabili elettriche aprono spazi di speculazione e vanno sostanzialmente a finanziare la diffusione di tecnologie estere, come i pannelli fotovoltaici cinesi, la maggior parte delle tecnologie per il risparmio energetico e i prodotti ad alta efficienza sono già oggi offerte dall’industria nazionale, che potrebbe quindi avvantaggiarsi da un rilancio delle politiche di efficienza, rafforzando il suo posizionamento competitivo, in Italia e all’estero.”

E’ evidente che occorre una regia capace di razionalizzare gli incentivi per le rinnovabili elettriche e potenziare quelli per gli interventi di efficienza energetica, ivi incluse le rinnovabili termiche, assai meno onerosi e ricchi di opportunità sotto ogni profilo, anche ambientale. In particolare, è necessario fare attenzione al potenziale di risparmio energetico nell’industria, che nello studio recentemente presentato da Confindustria, ammonta a circa 20 Milioni di tep di combustibili fossili evitati nel prossimo decennio.  Infatti, i due principali strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica oggi disponibili nel nostro paese (detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, meccanismo dei certificati bianchi) si concentrano sul settore civile, mentre nel settore industriale mancano stimoli sufficienti per conseguire elevati risparmi energetici. In base all’ultimo rapporto sui certificati bianchi, appena pubblicato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, appena il 15% circa dei risparmi certificati dal 2005 al 31/5/2010 riguarda l’industria, contro l’80% del settore civile.

Questa lacuna di governo dell’energia è resa ancora più evidente dai risultati dell’indagine degli Amici della Terra sulle spese energetiche dei settori produttivi, che sarà presentata al Convegno del 19 ottobre (cfr. allegato), secondo cui il totale delle spese per prodotti energetici dell’economia nazionale ammonta a 161 miliardi di euro, pari all’11,3% del PIL, mentre la percentuale della spesa per prodotti energetici sul valore aggiunto dell’economia sfiora il 10%: gli interventi di efficienza energetica nei settori che producono i prodotti di base utilizzati dalla nostra industria manifatturiera possono “liberare” un vero e proprio salto di produttività, consentendo l’aumento delle retribuzioni dei lavoratori e dei profitti delle imprese, innescando un circolo virtuoso  consumi,  investimenti, innovazione e occupazione.”

 

Allegato 1

I risultati dell’indagine Amici della Terra sulle spese energetiche dell’economia italiana, utilizzando le matrici Input –output dell’Istat

Utilizzando le tavole delle risorse e degli impieghi rese disponibili dall’Istat all’inizio del 2010, è possibile realizzare un’analisi sistematica delle spese per l’energia (energia elettrica, gas, carbone e altri) nei vari settori dell’economia italiana, effettuando confronti con un set selezionato di indicatori  macroeconomici (vedi nota [1]).
I risultati del confronto con i principali indicatori macro-economici dell’economia italiana possono essere così sintetizzati:

  • consumi per prodotti energetici dell’economia nazionale: 161 miliardi di euro (119 mld per impieghi in attività produttive + 42 mld per impieghi finali), pari all’11,3% del PIL.
  • quota dei prodotti energetici sul totale dei consumi intermedi (impieghi in attività produttive): 7,9%
  • % prodotti energetici sul valore totale della produzione: 4,3%,
  • % prodotti energetici sul valore aggiunto economia: 9,3 %
  •  % prodotti energetici sul risultato netto di gestione delle imprese (componente del valore aggiunto insieme a salari e ammortamenti): 27,3%

Dato che,  per definizione, il valore aggiunto rappresenta la remunerazione che le attività produttive consentono ai fattori di produzione in base alle condizioni competitive ottenute sui mercati (nazionali ed esteri),  un’elevata incidenza delle spese energetiche sulla struttura dei costi per prodotti intermedi va a ridurre la possibilità di remunerare adeguatamente il lavoro, gli investimenti già effettuati e i profitti delle imprese.

Le misure di efficienza energetica, riducendo la bolletta energetica del nostro tessuto produttivo, possono quindi contribuire in maniera importante alla competitività dei nostri prodotti, liberando risorse per maggiori retribuzioni e consumi delle famiglie, oltre che per investimenti e innovazione delle imprese. 

La spinta economica a innovare per una maggior efficienza energetica non è uguale in tutti i settori, ma dipende anche dal valore della produzione che essi riescono a spuntare sui mercati (le imprese guardano anche al fatturato e ai profitti: a parità di consumi relativi di energia, lo stimolo all’efficienza energetica è inferiore nei settori ad elevato valore aggiunto relativo).

Le tavole input output consentono di analizzare la spesa per prodotti energetici nei singoli settori dell’economia italiana, evidenziando quelli dove è maggiore il trade- off fra spese per l’energia e il valore aggiunto di settore (dove è maggiore la % dei consumi di energia sul valore aggiunto, cfr. figura 1).


Fig. 1 I dieci principali settori dell’economia italiana per incidenza
delle spese per prodotti energetici sul valore aggiunto di settore 



(fonte: elaborazione Amici della Terra in base a tavola input output ISTAT simmetrica di prodotto)   

 

Spicca al primo posto la raffinazione (69%), seguita dai trasporti aerei (63%) ed energia elettrica, gas e vapore (50%). Nei primi dieci settori troviamo vari settori estrattivi e di lavorazione di materie prime, i servizi idrici, i prodotti chimici e la carta. In sostanza, i  prodotti di base utilizzati dalla nostra industria manifatturiera (su cui si costruisce la competitività della nostra economia), sono quelli che risentono maggiormente dei costi energetici nella formazione del valore aggiunto. E’ qui che le misure di miglioramento dell’efficienza energetica dovrebbero essere le protagoniste della politica industriale. E’ qui che la politica dovrebbe agire per stimolare la domanda di risparmio energetico.

Tuttavia, gli strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica oggi disponibili nel nostro paese (detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, meccanismo dei certificati bianchi) si concentrano sul settore civile, mentre nel settore industriale mancano stimoli sufficienti per conseguire elevati risparmi energetici. Infatti, in base all’ultimo rapporto dell’Autorità sui certificati bianchi, appena pubblicato, appena il 15% circa dei risparmi certificati dal 2005 al 31/5/2010 riguarda l’industria, contro l’80% del settore civile (cfr. figura 2).


Fig. 2 Ripartizione fra settori d’intervento dei risparmi
certificati con il meccanismo dei certificati bianchi 

 (fonte: AEEG, Secondo Rapporto intermedio relativo all’anno d’obbligo 2009, 22/9/2010)

 

Note

[1] Le tavole delle risorse e degli impieghi sono matrici per branca di attività economica e per branca di produzione omogenea che descrivono dettagliatamente i processi di produzione interni e le operazioni sui prodotti dell'economia nazionale. Le tavole sono utilizzate anche ai fini della verifica della coerenza dei dati di base e delle stime finali del sistema dei conti nazionali. A partire dalle tavole delle risorse e degli impieghi ai prezzi base, si possono costruire tavole input-output simmetriche convertendo le informazioni “prodotto per branca” delle suddette tavole  in statistiche “prodotto per prodotto” attraverso ulteriori informazioni sulla struttura degli input o basandosi su assunzioni a priori sulle tecnologie produttive.  Le tavole disponibili si riferiscono agli anni 1995, 2000 e 2005. Per maggiori informazioni, cfr. http://www.istat.it/dati/dataset/20090610_00/. Fra le varie tavole disponibili,  abbiamo fatto riferimento alla tavola simmetrica prodotto per prodotto con la maggiore disaggregazione disponibile (59 raggruppamenti di prodotti),  che  descrive le relazioni tecnologiche tra i prodotti e il quadro intermedio intersettoriale indica, per ciascun prodotto (colonna/impieghi), l’ammontare di prodotti che sono stati impiegati per produrlo (riga/risorse), a prescindere dalla loro branca di origine.

Scarica il comunicato (pdf)

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